L’Aquila, via Svizzera, quartiere Pettino. In questo blocco del complesso noto con il nome “201 appartamenti” prima del terremoto abitavano una quarantina di famiglie. Oggi, a due anni e passa dalla riconsegna delle palazzine, abbattute e poi ricostruite con colori pastello e tetti a onda, è rimasto un solo nucleo.
Gli altri proprietari, al termine di un iter abbastanza travagliato, hanno venduto tutti, approfittando della possibilità dell’acquisto equivalente, il meccanismo che ha consentito a chi aveva perso la prima casa con il terremoto di comprarne un’altra, in città o anche fuori, cedendo la propria.
“Vivo qui con i miei due figli ma è dura perché il palazzo è vuoto e questa zona è diventata ormai terra di nessuno” racconta l’unica inquilina residente (ci sarebbe a dire il vero un’altra famiglia ma vive fuori città e torna solo di tanto in tanto). “Appena rientrata ho subito un furto, spesso ci sono incursioni notturne, ho sollevato il problema ai carabinieri e al Comune per chiedere che vengano messe almeno delle telecamere di sorveglianza”.

I segni delle incursioni di cui parla la residente si vedono nell’ultima palazzina del blocco. Il portone è stato forzato e aperto. L’androne è un tappeto di rifiuti: cartacce, cartoni di pizza, bottiglie di birra vuote, bicchieri del McDonald. Le cassette della posta sono state divelte, salendo le scale si scopre che ono state portate via delle plafoniere mentre l’ultimo piano è diventato il regno dei piccioni.





Dei 201 appartamenti sono 77 quelli ceduti dai vecchi proprietari al Comune.
Il caso di queste palazzine non è isolato ma è emblematico: sono oltre 600, infatti, le case di cui l’amministrazione comunale è diventata proprietaria tramite l’acquisto equivalente (anche se quelli effettivamente acquisiti sono un po’ meno).
Un patrimonio enorme - che si aggiunge, peraltro, agli alloggi map e Progetto Case e allo storico già esistente – che il Comune, in qualche modo, dovrà far fruttare se non vuole che diventi un altro buco nero succhia soldi.
“Siamo consapevoli del problema” osserva l’assessora alla valorizzazione del Patrimonio Fausta Bergamotto “Il Comune dell’Aquila detiene uno dei più grandi patrimoni immobiliari d’Italia, la metà di quello che Cassa depositi e prestiti ha in tutto il Paese. Purtroppo i dipendenti comunali sono solo 400 e non riusciamo a stare dietro a tutto”.
La giunta sta vagliando alcune soluzioni per far fruttare almeno una parte questi alloggi e evitare che siano solo una zavorra.
Per quanto riguarda i 201 appartamenti, una parte dovrebbe andare al costituendo collegio di merito Ferdinando D’Aragona mentre per altri il Comune è a un passo dal concludere l’accordo con l’Ater per la permuta con il sedime delle case popolari di Santa Maria di Farfa che saranno abbattute.
Quanto al resto degli alloggi vuoti, a breve dovrebbe essere approvata una delibera di giunta, che avrà poi un passaggio in consiglio comunale, con una manifestazione di interesse per vedere se ci sono potenziali compratori, sia pubblici che privati, interessati.
L’avviso, in altri termini, servirà solo a sondare il terreno e a capire che appetibilità hanno questi appartamenti sul mercato. Se al bando, poi, dovesse rispondere qualcuno, il Comune avvierà le trattative per la vendita, che in ogni caso sarà fatta tenendo conto non dei prezzi di mercato attuali ma di quelli vigenti al 31 dicembre 2008.