Nei confronti di Carlo Pirozzolo, il segretario generale del Comune dell'Aquila indagato, insieme alla dirigente dell'ente Patrizia Del Principe, per presunte interferenze nel corretto svolgimento di un concorso per la scelta del direttore dell'ex Onpi, potrebbe arrivare a breve un provvedimento di sospensione dall'incarico. A riferirlo è il quotidiano Il Centro.
La misura interdittiva è stata chiesta dai pm titolari dell'indagine, Fabio Picuti e Stefano Gallo.
Intanto dalle intercettazioni emergono nuovi particolari della vicenda.
Stando a quel che hanno riportato ieri sia Il Messaggero che Il Centro, sarebbe stato il vice sindaco (ed ex magistrato) Nicola Trifuoggi a mettersi di traverso e a far saltare il concorso truccato.
Che in quel concorso ci fosse qualcosa di anomalo lo aveva denunciato, peraltro, nel dicembre scorso il giornale L'Editoriale. Quell'articolo è citato anche nell'ordinanza dei magistrati.
Intanto lui, Pirozzolo, ha diramato una lettera, inviata a tutti gli organi di stamoa, nella quale si definisce "umiliato e offeso".
"In questa incomprensibile vicenda - si legge nella lettera - la cosa che più mi fa male e che ho appreso questa mattina in tribunale, è che io avrei cambiato la condotta concorsuale in corso del procedimento per imput esterni, senza tener conto della mia onestà e correttezza che viene da molto lontano. La mia lunga vita professionale, infatti, non è stata mai scalfita da un'ombra, ho camminato sempre con l'orgoglio di poter guardare le persone negli occhi, come ho fatto anche oggi in tribunale, perché non c'è niente da nascondere e nulla di cui io possa vergognarmi".
La lettera di Carlo Pirozzolo
Stimatissimi Amministratori,
dopo 34 anni di vita professionale vissuta unicamente per il lavoro, con rinunce personali e familiari, in questi giorni, mi sento umiliato e offeso da un teorema giudiziario che è lontano un'eternità, da miei valori giuridici, etici e morali che mi hanno sempre guidato.
Quando sono arrivato a L'Aquila, nella città distrutta, mi sono immerso nella immane quantità di cose da fare e problematiche da risolvere e sebbene difronte ad un ordinamento giuridico inadeguato ad una città terremotata, ho lavorato notte e giorno, senza risparmiarmi, per dare risposte e sollievo ai complessi e complicati bisogni dei cittadini aquilani.
Laddove non c'era una norma specifica mi sono fatto guidare dall'equità e dal buon senso, così tante cose sono state fatte, tanti problemi risolti e tante necessità affrontate, con i risultati che sono visibili a tutti.
Una cosa mi sento di dire subito, anche perchè è l'insegnamento che ho trasmesso ai miei figli: "La mia educazione è fondata su valori veri e principi di onestà e trasparenza ed essi non sono in vendita, non ho mai cambiato né cambio la mia condotta difronte ad interessi personali e che non rispettino il bene dell'universalità".
Venendo alle questione di attualità, la mia esperienza mi ha insegnato molto bene come condurre una procedura concorsuale e sconfiggere gli interessi che intorno ad essa ruotano.
Perciò, in questa incomprensibile vicenda, la cosa che più mi fa male e che ho appreso questa mattina in tribunale, è che io avrei cambiato la condotta concorsuale in corso del procedimento per imput esterni, senza tener conto della mia onestà e correttezza che viene da molto lontano. La mia lunga vita professionale, infatti, non è stata mai scalfita da un'ombra, ho camminato sempre con l'orgoglio di poter guardare le persone negli occhi, come ho fatto anche oggi in tribunale, perché non c'è niente da nascondere e nulla di cui io possa vergognarmi. Quando il pm mi ha chiesto se quello che ho fatto lo rifarei ancora, la mia risposta è stata immediata: "Rifarei ogni cosa senza cambiare nulla perché tutto è stato fatto all'insegna dell' indipendenza, integrità e trasparenza, dall’inizio alla fine".
Per chi fa migliaia di cose, come me in questi anni, si possono commettere degli errori, ma, scambiare quest'ultimi per condotte illegali e un'offesa alle Istituzioni, all'ordinamento giuridico oltre che alla persona.
Anche nelle questioni più complicate, non mi sono mai ritratto, cercando nel buio della notte il barlume di una candela per dare risposte giuste e una speranza alle genti aquilane, spesse volte in assoluta solitudine.
Di questo volevo informarVi, anche della serenità della mia coscienza che non ha nulla da rimproverarsi, avendo sempre agito per il bene comune e nell’interesse dei territori, piuttosto che di quelli individuali, senza nascondervi il disagio, l'imbarazzo e la sofferenza umana per l'umiliazione mia e della mia famiglia.
Di queste cose Vi chiamo ad essere testimoni.
Carlo Pirozzolo