Sabato, 30 Dicembre 2017 03:44

Maria e Filomena, le donne abruzzesi che scrissero la Costituzione

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Lo scorso 27 dicembre la Costituzione italiana ha compiuto 70 anni.

La nostra carta fondamentale venne firmata infatti il 27 dicembre del 1947, dopo 18 mesi di lavoro dell'Assemblea Costituente, dall'allora capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola. Entrata in vigore il primo gennaio 1948, consta di 139 articoli e di 18 disposizioni transitorie e finali.

Tra i protagonisti di quella stagione, i leader dei grandi partiti antifascisti, da Alcide De Gasperi a Palmiro Togliatti, da Giuseppe Saragat a Bernardo Mattarella, il padre del Presidente della Repubblica, da Concetto Marchesi all'azionista Piero Calamandrei.

Tra i membri della Costituente c'erano anche 21 donne - 9 Dc e comuniste, 2 socialiste e una del movimento dell'Uomo qualunque - elette il 2 giugno 1946 (quando si votò anche per scegliere tra Repubblica e Monarchia). Fu la prima volta in cui le donne italiane poterono esercitare il diritto di voto.

Cinque di loro fecero parte anche della Commissione dei 75, una commissione speciale, presieduta da Meuccio Ruini, incaricata di elaborare il progetto di Costituzione da discutere in aula.

Si chiamavano Maria Federici, Teresa Noce, Angelina Merlin, Nilde Iotti e Ottavia Penna Buscemi.

Maria Agamben Federici era nata a L’Aquila il 19 settembre 1899 da famiglia benestante di origine armena, prima di sei figli di Alfredo, imprenditore, e Nicolina Auriti.

Dopo aver frequentato le scuole all'Aquila, Maria, il cui vero nome era Anna Maria, si laureò in Lettere all’Università di Roma e iniziò a insegnare Italiano e Storia alle scuole superiori.

Nella capitale conobbe Mario Federici, aquilano come lei, uomo di alto profilo intellettuale, critico e autore teatrale, che sposò nel 1926 e del quale portò il cognome per tutta la vita.

Fiera avversaria del Fascismo, abbandonò l’Italia nel 1929 per stabilirsi con il marito all’estero, dove continuò a insegnare presso gli Istituti italiani di cultura, prima a Sofia, poi in Egitto e quindi a Parigi.

In Francia la Agamben visse uno dei periodi più fecondi della sua vita. A Parigi venne a contatto con gruppi di esuli in fuga dal regime, studiò Jacques Maritain e Emmanuel Mounier, iniziò a maturare quelle idee sulla giustizia sociale e sulla responsabilità reale della donna che costituirono il caposaldo del suo pensiero.

Nel 1939, rientrata in Italia, mise a frutto le sue convinzioni con un intenso impegno sociale: a Roma partecipò attivamente alla Resistenza e dopo l’8 settembre entrò nell’associazione Piazza Bologna, che forniva assistenza ai perseguitati politici organizzando nella chiesa di Santa Croce al Flaminio un centro d’assistenza per profughi e reduci.

Nell’agosto 1944, eletta durante il congresso istitutivo, divenne la prima delegata femminile delle Acli (Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani) e, in questa veste, l’anno dopo organizzò il Convegno nazionale per lo studio delle condizioni del lavoro femminile.

Negli anni successivi lavorò anche per assistere adeguatamente l’infanzia e l’adolescenza attraverso la costruzione di asili, scuole, refettori, aiuti agli emigranti, agli sfollati e ai reduci, ricoprendo la carica di Vicepresidente della Commissione nazionale Onu a favore dell’infanzia.

La sua esperienza politica iniziò nel 1946, quando venne eletta, per l'appunto, all’Assemblea Costituente nelle fila della Democrazia Cristiana.

Nell’ambito della Costituente fece parte della Terza Sottocommissione che si occupava del diritti e doveri economico-sociali. Qui presentò una relazione sulle garanzie economiche e sociali per la famiglia, in cui sosteneva che lo Stato doveva intervenire per tutelare le lavoratrici madri ed eliminare tutti gli ostacoli di natura economica che impedivano ai cittadini di formare una famiglia.

Nella discussione del Titolo IV, caldeggiò l’eliminazione di ogni ostacolo che relegasse la donna in settori limitati e che fosse d’impedimento per gli uffici pubblici e le cariche elettive.

Conclusa la fase costituente con l’entrata in vigore della Costituzione, venne eletta, nella I^ Legislatura della Repubblica, alla Camera dei Deputati sempre per la Democrazia Cristiana. Nel frattempo, nel 1947, aveva fondato l'Anfe, Associazione Nazionale Famiglie Emigrati, di cui rimase presidente fino al 1981.

L’Anfe nacque dalla volontà della Agamben di dare una risposta al fenomeno dell’emigrazione che interessò l'Italia nel periodo della ricostruzione e che comportò uno spopolamento progressivo dei paesi e delle città, con gli uomini costretti ad emigrare verso destinazioni lontane, in cerca di lavoro e di una situazione migliore, e con le donne a cui veniva affidata la famiglia con tutte le responsabilità connesse.

La Agamben, scomparsa il 28 luglio 1984, non fu l'unica donna abruzzese eletta nella Costituente. Insieme a lei ci fu anche Filomena Delli Castelli.

Nata a Città Sant’Angelo il 28 settembre 1916 da Giovanni, costretto ad emigrare in America in cerca di fortuna come jazzista, e Pasqualina Di Stefano, la Delli Castelli studiò nella sua città fino al conseguimento del diploma magistrale, nel 1933. Proseguì gli studi all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano dove per mantenersi agli studi esercitò l’insegnamento alle scuole elementari.

Intelligente e capace, di indole battagliera e decisa, "Memena" - il soprannome con cui era chiamata da tutti - durante il periodo universitario mantenne e potenziò il suo impegno nell’Azione Cattolica, che l’aveva vista a soli 17 anni delegata regionale, iscrivendosi alla Federazione Italiana Cattolica Universitaria nel 1940. Laureata in Lettere e Filosofia, tornò nella sua città dove insegnò allo stesso Istituto dove era stata studente.

Poco dopo lo scoppio della guerra, si trasferì con la madre a Roma, da dove però dovette fuggire per scampare ai bombardamenti per stabilirsi a Montesilvano. Durante l’occupazione tedesca prese parte alla Resistenza sia come crocerossina che con un’intensa attività clandestina. Durante quei mesi si occupò dei profughi giunti in massa nella provincia di Pescara.

Quando, nel 1946, fu eletta all'Assemblea Costituente, aveva solo 30 anni. Svolse la campagna elettorale tra le contestazioni dei militanti degli altri partiti che non le risparmiarono il fatto di essere una delle poche donne presenti nelle liste dei candidati. Lottò in prima fila per il diritto al voto delle donne, andò di casa in casa per spiegare come si facesse a votare e quanto fosse importante riuscire a farlo.

Eletta, successivamente, più volte alla Camera dei deputati, la Delli Castelli fu anche sindaco del Comune di Montesilvano dal 1951 al 1955.

Come primo cittadino dell'allora piccolo comune si impegnò per la sistemazione della periferia, della rete dell’acqua potabile, delle strade e dell’illuminazione pubblica e per la ricostruzione del mattatoio; migliorò la funzione della riscossione dei tributi e delle tasse comunali e aumentò lo stipendio ai dipendenti comunali.

Alla scadenza del suo secondo mandato parlamentare, abbandonò la politica attiva e si dedicò alla tv dei ragazzi alla Rai, dove venne assunta dal 1961 al 1975.

A conclusione dell’esperienza, si dedicò alla promozione e all’organizzazione di attività culturali e di volontariato. E' morta a Pescara, il 22 dicembre 2010, a 94 anni.

Ultima modifica il Sabato, 30 Dicembre 2017 16:08
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