Mercoledì, 03 Agosto 2016 11:42

False residenze per avere il contributo, scoperti altri 50 furbetti del terremoto

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Avevano dichiarato in modo falso e fraudolento di avere la residenza in immobili ed edifici inagibili per avere diritto agli indennizzi.

Sarebbero una cinquantina i nuovi furbetti del terremoto individuati dagli agenti di Forestale e Guardia di Finanza in servizio presso la polizia giudiziaria, supportati, nelle indagini, anche dai vigili urbani dell'Aquila.

A darne notizia è Il Messaggero Abruzzo.

A pochi giorni dal doppio scandalo dei 4 milioni e 400 mila euro di contributo di autonoma sistemazione indebitamente percepiti da oltre mille famiglie e degli alloggi del Progetto Case intestate ai morti, viene a galla un altro caso di frode ai danni dello Stato legata all'emergenza e al terremoto.

A finire sotto la lente di ingrandimento degli investigatori, questa volta, sono state le pratiche per la riparazione degli edifici danneggiati dal sisma che hanno beneficiato dei buoni contributo in quanto abitazioni principali.

Le forze dell'ordine, scrive Il Messaggero, hanno esaminato oltre 20 mila pratiche, concentrando l'attenzione soprattutto su quelle relative agli edifici classificati E.

Incrociando le informazioni contenute in varie banche dati - da quelle dell'emergenza a quelle comunali relative, ad esempio, al pagamento delle imposte locali come Ici e Tarsu (ora Tari), fino ai resoconti dei sopralluoghi fatti da Protezione civile e Vigili del fuoco subito dopo il 6 aprile 2009 - gli inquirenti hanno ristretto il cerchio a 300 casi sospetti, tra i quali hanno individuato, infine, circa 50 soggetti che avevano dichiarato di avere la residenza in case vuote, fatiscenti o diroccate per avere accesso al buono contributo per la ristrutturazione o all'acquisto dell'abitazione equivalente. Soldi pubblici percepiti indebitamente.

Queste persone, scrive sempre Il Messaggero, sono state denunciate all'autorità giudiziaria e nei loro confronti, nelle prossime settimane, dovrebbero arrivare anche degli avvisi di garanzia.

Uno dei casi portati alla luce vede coinvolto un professionista aquilano, un odontotecnico, al quale la Forestale, su disposizione della Pocura dell'Aquila, ha sequestrato preventivamente beni del valore di circa 250 mila euro corrispondenti alla cifra che l'uomo aveva incassato dallo Stato come contributo per la ricostruzione di un edificio di sua proprietà rimasto danneggiato dal terremoto.

Gli investigatori hanno scoperto però che la casa, situata nella frazione di Gignano, al momento del sisma risultava disabitata, sebbene il professionista l'avesse fatta passare come abitazione principale e avesse dichiarato di viverci (quando in realtà aveva la residenza a Collemare di Sassa).

Le indagini, condotte da Forestale e  Guardia di Finanza, sono state coordinate dai pm Simonetta Ciccarelli e Fabio Picuti. Al professionista indagato sono stati sequestrati conti correnti e depositi e anche una parte dell'abitazione di Gignano (sebbene con diritto di occupazione ma co il vincolo di vendita e cessione).

L'uomo, difeso dall'avvocato Paone, era stato condannato la primavera scorsa dalla Corte d'Appello dell'Aquila anche per un'altra vicenda, relativa a una lottizzazione abusiva realizzata a Coppito.

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