Venerdì, 27 Luglio 2018 23:30

'PescaraPorto', chiuse le indagini. Cinque gli indagati, tra di loro D'Alfonso

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E' arrivata la notizia della chiusura delle indagini nell'ambito dell'inchista ribattezzata "PescaraPorto"; cinque gli indagati: il presidente della Giunta regionale Luciano D'Alfonso, il suo ex segretario particolare Claudio Ruffini, dimessosi a seguito del coinvolgimento nell'inchiesta, l'avvocato Giuliano Milia, il capo di gabinetto del sindaco di Pescara Guido Dezio e Vittorio Di Biase, dirigente del servizio regionale del Genio civile della città adriatica.

Le accuse sono di falso in atto pubblico e abuso patrimoniale per la richiesta variazione di destinazione d'uso, da uffici e alberghi a residenza, di due dei tre edifici che dovevano essere costruiti in un'area vicino al porto di Pescara, accanto all'ex Cofa, dalla impresa PescaraPorto, che risulta intestata a due società minori: Viana, di cui sono azionisti i costruttori Andrea e Luca Mammarella, e Uropa, di cui sono soci Ugo, Roberto e Paola Milia, figli di Giuliano Milia, legale di fiducia del presidente della Giunta regionale d'Abruzzo.

L'indagine è condotta dal procuratore capo di Pescara, Massimiliano Serpi, e dal pm Anna Rita Mantini.

E' uno degli 11 filoni della maxi inchiesta, avviata nel 2015 dalla Procura della Repubblica dell'Aquila su una serie di appalti gestiti da Regione Abruzzo: in questo ambito sono state intercettate alcune telefonate che hanno fatto scattare le indagini: in particolare, una conversazione in cui D'Alfonso chiedeva a Ruffini di recarsi da Milia per parlare del caso PescaraPorto, alla luce di un documento in cui il dirigente del Genio civile aveva sottolineato la "situazione di potenziale pericolo" nell'area dell'intervento edilizio chiedendo a Comune e Autorità di bacino "di verificare regolarità e compatibilità idraulica delle attività".

In base alla ricostruzione della Procura, Milia si sarebbe servito di una copia dell'atto del Genio civile in suo possesso per scrivere una minuta con cui chiedere allo stesso ente di modificare l'orientamento espresso precedentemente. Dopo ulteriori incontri e presunte pressioni, il 15 marzo 2016 Di Biase scrisse una nuova nota, che - stando alla Procura - ricalcava l'appunto scritto da Milia, risultando "ideologicamente falsa" e finalizzata a favorire la società PescaraPorto.

Il documento, concepito per blindare il cambio di destinazione d'uso richiesto da PescaraPorto - dicono gli inquirenti - in realtà non ha sortito gli effetti sperati, visto che il Consiglio comunale di Pescara, il 24 febbraio 2017, ha bocciato la richiesta.

Furioso il presidente e senatore D'Alfonso che, all'Ansa, ha spiegato di aver saputo della chiusura delle indagini dai giornali: “Mi aspettavo di essere il primo a ricevere questo atto e invece, per l'ennesima volta, lo leggo dalla stampa. Spero di individuare prima o poi questa manina o queste manine così interessate allo spettacolo giudiziario”, le parole del governatore. Che ha aggiunto: “Francamente, sono molto infastidito e troverò qualche iniziativa per mettere alla berlina coloro che organizzano questa gestualità distributiva prima che l'interessato sappia e conosca”. Una “spettacolarizzazione - ha proseguito il governatore - che non accenna a cessare in Abruzzo e soprattutto a Pescara. Penso di sapere anche qual è la veste delle manine che procedono a distribuire queste carte. Sono manine di contrattualizzati dello Stato - l'affondo di D'Alfonso - che non riescono a capire che il loro compito è di accertare la verità, non di produrre nocumento alla storia di vita delle persone. Detto questo - ha affermato il presidente della Giunta regionale - mi sembra si tratti di un'inchiesta che farà molta fatica a cercare di mettere in evidenza la distinzione fra verosimiglianza e verità e mi dispiace che farà molta fatica, perché io penso che debba essere facile mettere in evidenza la verità. Io parteciperò anche a questo procedimento giudiziario versando in atti patrimonio conoscitivo e documenti, nella speranza che trovino idoneità di lettura e rilettura”.

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