Giovedì, 28 Febbraio 2019 13:26

L'Aquila, Consiglio comunale: sindaco assente e maggioranza a brandelli

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Uno spettacolo indecente.

Non troviamo altre parole per raccontare il Consiglio comunale riunito stamane, in seconda convocazione, per discutere gli argomenti residui dall'ordine del giorno della riunione di martedì 19, chiusa - come era accaduto alle precedenti - per mancanza del numero legale.

Assente, di nuovo, il sindaco Pierluigi Biondi, occupato da non meglio specificati impegni istituzionali; ci chiediamo: cosa c'è di più istituzionale di una riunione del Consiglio comunale, la massima assise civica, laddove siedono i rappresentanti dei cittadini? Non ci risulta che a L'Aquila, stamane, sia arrivato il presidente della Repubblica, il presidente del Consiglio, un ministro e neanche un sottosegretario: il Consiglio comunale dovrebbe avere la priorità assoluta nell'agenda del sindaco. Non è così, evidentemente. Biondi preferisce 'volare alto', affidare alla stampa le sue riflessioni sulle politiche regionali piuttosto che governare la città.

E che dire della Giunta, o di ciò che resta della Giunta? Stamane, in apertura dei lavori tra i banchi dell'esecutivo era seduta soltanto Monica Petrella. Poi, è arrivato Francesco Cristiano Bignotti; si è visto per qualche minuto Emanuele Imprudente, è apparso Luigi D'Eramo che, tuttavia, non ha partecipato ai lavori. Non sono bastate le telefonate imbarazzate di alcuni esponenti della maggioranza di centrodestra: a lavori quasi conclusi, è arrivata almeno Carla Mannetti

Un atteggiamento incomprensibile. 

E ancora, l'ordine del giorno dell'assise: si è discusso, o si dovevano discutere, interrogazioni e odg delle minoranze, alcuni, tra l'altro, fuori tempo massimo, essendo stati presentati mesi e mesi fa. Nessuna proposta deliberativa della Giunta, nessuna iniziativa consiliare della maggioranza. Niente di niente.

Si è dibattuto per ore su un'interrogazione che vedeva come primo firmatario il consigliere Ferdinando Colantoni (Insieme per L'Aquila) su "stazioni radio base Pagliare di Sassa – via san Pietro", la discussa antenna istallata davanti la chiesa medievale di San Paolo Apostolo.

L'antenna, che sarà usata da Tim, Vodafone, Wind e H3G, insiste su un terreno di proprietà comunale che si trova proprio nel mezzo del paese, a poca distanza dalle abitazioni (sia quelle private che quelle del Protetto Case) e dalle scuole. Alta 35 metri, prende il posto del ripetitore temporaneo piazzato dopo il terremoto dalla Protezione civile (che però era molto più basso e misurava "solo" una decina di metri). Gli abitanti temono che le radiazioni e i campi elettromagnetici possano essere nocivi per la salute: per questo, hanno raccolto quasi 1.500 firme per chiedere che l'antenna venga spostata altrove. E stamane, gli abitanti di Pagliare erano in aula, in attesa di risposte.

Ora: la vicenda era stata già affrontata a novembre del 2018 in Commissione Territorio; in quella sede, era emerso come fosse complicato - oramai - arrivare ad uno spostamento dell'antenna. Tuttavia, si era deciso di impegnare comunque la Giunta comunale - il sindaco e l'assessore delegato Alessandro Piccinini, assente in Commissione - ad individuare con i gestori un sito d'installazione alternativo. Tre mesi dopo, la maggioranza ha portato in Consiglio un'interrogazione che, in sostanza, va nella stessa direzione e, di nuovo, in aula era assente Piccinini. Tempo perso, insomma. 

Emblematico il dibattito che ne è scaturito, e il botta e risposta tra maggioranza e opposizione sui termini entro cui impegnare, ancora, l'esecutivo a dare seguito alla petizione popolare, 15 giorni per le minoranze e 30 giorni per i consiglieri di centrodestra. Sia chiaro: come sottolineato da Carla Cimoroni (L'Aquila chiama), Stefano Palumbo (Pd) e Giustino Masciocco (Articolo 1) è davvero difficile che le richieste dei cittadini possano essere soddisfatte. D'altra parte, il dirigente comunale Domenico de Nardis, in Commissione, aveva già chiarito come i pareri emessi dalla Soprintendenza - per quanto riguarda il vincolo paesaggistico - da Asl e Arta per quanto attiene invece alla potenziale pericolosità dell'antenna fossero favorevoli (secondo l’Arta il livello di elettromagnetismo sarebbe molto al di sotto dei limiti fissati dalla legge). Il dirigente comunale aveva ribadito anche la legittimità dell’iter procedurale seguito dall’amministrazione, alla luce sia della normativa nazionale sia del nuovo regolamento comunale per la localizzazione e la gestione degli impianti di telefonia mobile.

Eppure, si continuano a prendere in giro i cittadini con promesse che non potranno essere mantenute, in 15 giorni e così in 30. E sul punto, l'assise civica dell'Aquila ha perso una mattinata. Infine, la mozione è stata approvata con 23 voti favorevoli e 3 astenuti. Vedremo cosa accadrà nel prossimo mese.

Che poi, come non bastasse, la vicenda ha fatto emergere, di nuovo, le profonde spaccature che attraversano la maggioranza di centrodestra col gruppo consiliare di Fratelli d'Italia, il partito del sindaco e di Piccinini, a denunciare l'impasse della Giunta e l'assenza, ripetuta, dell'assessore delegato, con Giorgio De Matteis, il capogruppo, che battibeccando con Roberto Jr Silveri (Insieme per L'Aquila) ha lanciato una stoccata denunciando come Piccinini fosse in palestra, invece che in Consiglio comunale. 

Lo ribadiamo: uno spettacolo indecente. 

Dunque, l'assise civica ha approvato un ordine del giorno, a firma del consigliere Francesco De Santis (Lega), di modifica del Regolamento di Polizia urbana, attraverso il recepimento delle norme in materia di sicurezza previste dal decreto legge 14/2017, con l'inserimento di aree da individuare e da sottoporre a Daspo urbano, quali, in particolare, quelle antistanti i plessi scolastici, l'ospedale San Salvatore, i centri commerciali, il parcheggio a servizio del mercato di piazza d'Armi, il terminal bus di Collemaggio e i parchi pubblici. Il documento ha avuto 17 voti favorevoli, quelli della maggioranza, 1 contrario, di Carla Cimoroni, e 1 di astensione; i consiglieri di opposizione hanno abbandonato l'aula per non votare.

Evidentemente, sono questi i problemi di una città capoluogo di Regione, con la ricostruzione privata che vive un preoccupante rallentamento dei processi, la ricostruzione pubblica al palo, un tessuto economico devastato, una crisi occupazionale da far tremare i polsi, il centro storico che soffre una sorta di 'crisi di rigetto', le scuole comunali ancora nei Musp e ci rimarranno per anni, il piano regolatore chiuso in un cassetto e alcune società partecipate che rischiano di portare i libri in Tribunale. Una città capoluogo di Regione che, sostanzialmente, ha una Giunta comunale azzoppata, ferma da più di due mesi per campagna elettorale, con alcuni assessori defenestrati e un rimpasto che appare lontano, stante le spaccature manifeste tra le forze politiche di coalizione, fino al paradosso di un gruppo, Fratelli d'Italia - il partito del sindaco - che fa la guerra ad un assessore che dovrebbe essere di 'sua diretta espressione'.

Ma che cos'è il Daspo urbano, in poche parole? E' una delle novità contenute nel contestato decreto "immigrazione e sicurezza" voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini; in realtà, la misura era stata già introdotta dal governo Gentiloni nel "decreto sicurezza" approntato dall'allora ministro Marco Minniti: il provvedimento prevedeva che un sindaco, in collaborazione con il prefetto, avrebbe potuto multare e poi stabilire un divieto d'accesso ad alcune aree della città per chi avesse posto in essere condotte che avrebbero potuto limitare la libera accessibilità e fruizione di infrastrutture di trasporto (strade, ferrovie e aeroporti), compreso il trasporto pubblico locale. Il ministro Salvini, di fatto, ha esteso i campi d'applicazione del Daspo urbano ai presidi sanitari, alle zone di particolare interesse turistico, alle aree destinate allo svolgimento di fiere, mercati e pubblici spettacoli. In queste zone, parcheggiatori e venditori abusivi, persone in stato di ubriachezza che commettano atti contrari alla decenza (anche turpiloquio) o ostacolino l’accesso possono essere allontanate per 48 ore, oltre a subire una sanzione da 100 a 300 euro. In caso di recidiva, il questore può disporre il vero e proprio Daspo urbano, che il Dl 113/2019 ha allungato a un anno (era di sei mesi).

A farla breve, la maggioranza di centrodestra ha approvato uno strumento di repressione per allontanare chi chiede elemosina all'ingresso dei supermercati o tenta di racimolare qualche euro nei parcheggi dell'Ospedale o dei centri commerciali; d'altra parte, è questa la fattispecie che interessa la città dell'Aquila, non altre. Ci chiediamo: è davvero una priorità? E poi, sia chiaro: allontanare non significa risolvere i problemi ma nasconderli sotto il tappeto. Al contrario, bisognerebbe affrontare le ragioni del disagio non perseguitare il disagio. In nome del decoro non si può criminalizzare chi sta ai margini

Per il resto, gli ordini del giorno previsti sono stati rinviati o ritirati su richiesta dei proponenti. 

Così è andata. Ad un mese e mezzo dal decennale, con le sfide decisive che la città dovrà affrontare nei prossimi mesi, non si può che chiedere con forza al sindaco e alla maggioranza di assumere, finalmente, la responsabilità del governo cittadino, mettendo da parte le aspirazioni personali, restituendo alla collettività una Giunta comunale credibile, fatta di persone competenti, e rimettendo al centro dell'azione amministrativa il Consiglio comunale che non può essere calpestato in questa maniera. Si faccia in fretta, il tempo sta per scadere. 

Ultima modifica il Venerdì, 01 Marzo 2019 02:36

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