Sabato, 19 Ottobre 2013 16:54

Cava di Cantello: una storia simile a quella della Centrale Futuris a Bazzano

di 

La notizia risale a poco più di un mese fa. A segnalarla, alcuni cittadini che hanno dato vita al Comitato No Biomasse di Bazzano. Siamo in provincia di Varese. Con una sentenza di ventisei pagine, il Tar ha respinto le istanze dei Comuni di Cantello e Varese, annullato le delibere della Provincia e della Regione Lombardia che avevano stralciato la 'Cava Coppa' dai rispettivi piani cave, e cancellato la variante al piano generale del territorio di Cantello che prevedeva lo stralcio della cava di Valle Bevera. Delusi i comitati cittadini e le associazioni ambientaliste che si erano spese contro la possibilità di una ripresa dei lavori di estrazione sul sito fermo dagli anni Ottanta, mentre il Comune di Cantello e le stesse associazioni e comitati hanno annunciato il ricorso al Consiglio di Stato in attesa della valutazione ambientale strategica (Vas) richiesta dalla Comunità Europea alla Regione.

Ora, indovinate a chi appartiene la cava? Alla Italinerti Spa, società presieduta da Antonio Nidoli. Lo stesso Antonio Nidoli che rappresenta la Futuris Aquilana, che intende aprire la centrale a biomasse di Bazzano.

La vicenda di Cantello è assai complessa e si trascina da anni. Il Tar, in sostanza, ha riconosciuto la legittimità di Italinerti a scavare, considerando sufficienti (a fronte della non necessità di una valutazione di impatto ambientale viste le dimensioni della cava stessa) gli interventi e le rinunce fatte dall’azienda (“rinuncia ad un impianto di lavorazione sul sito e alla perforazione di un pozzo, riduzione dell’ampiezza del fronte di scavo per preservare un bosco preesistente, riduzione dei volumi da estrarre da 1,5 milioni di metri cubi a 1,317 milioni, rialzo della quota di cava da 306 a 320 metri”).

La cava, in altre parole, si può riaprire. In diversi dibattiti pubblici, Nidoli ha sempre negato con forza che i lavori di estrazione causeranno danni alle falde acquifere e all’ambiente, considerazioni evidentemente condivise dal Tribunale Regionale. ”Le sentenze, come sempre, si rispettano", ha spiegato il Comitato Tre Scali che, da anni, si batte per bloccare i lavori. "Ma allo stesso tempo si appellano fintanto che ciò sarà possibile: chiediamo con forza che Regione, Provincia e Comuni si facciano promotori dei ricorsi relativi e del supplemento di dati tecnici che il Tar ritiene utile. Abbiamo già chiesto un’audizione al Parlamento Europeo - continua il Comitato – e comunicheremo la sentenza alla Commissione Europea".

Insomma, la battaglia sulla Cava di Cantello non è ancora finita. Della questione, nell'aprile 2011, si era occupata anche la trasmissione Report.

                                             

Nel servizio, si raccontava che la Provincia e la Regione, prima del passo indietro, avevano autorizzato la riapertura della cava abusiva motivando la scelta con la necessità della messa in sicurezza della collina. "La faranno sparire", il timore dei cittadini. "Ovviamente l'amministrazione è dalla parte dei comitati e, quindi, non vuole che la collina dei Tre Scali venga distrutta", sottolineava il vicesindaco di Cantello, Clementino Rivolta. Anche perché, in venticinque anni, erano stati estratti volumi per 300mila metri cubi e, ora, per mettere la collina in sicurezza, si autorizzava la Italinerti a estrarne 1milione e mezzo. La cosa curiosa, si sottolineava nella puntata di Report, è che l'appalto era stato affidato proprio alla Italinerti che, già alla metà degli anni '80, svolgeva attività estrattiva nella cava senza alcuna autorizzazione. A testimoniarlo, un verbale del 1986 redatto da un vigile urbano oggi in pensione, Olivio Riva, che ai microfoni di Rai3 confermava di aver emesso più di 50multe per scavo abusivo alla Italinerti di Antonio Nidoli.

Insomma, denunciava Report, i lavori di ripristino della cava di Cantello venivano affidati alla società che aveva scavato per anni senza autorizzazione. Un paradosso. Tra l'altro, proprio in quei mesi del 2011, Sarah Nidoli diventava assessore del Comune di Varese. A quanto si dice, sponsorizzata personalmente da Ignazio La Russa. A confermare pressioni dal Pdl locale le parole del sindaco che l'aveva nominata. La famiglia Nidoli, confidava fuori onda il presidente della provincia di Varese Dario Galli (Lega Nord), è da sempre molto vicina a Comunione e Liberazione.

La trasmissione fece, naturalmente, molto scalpore. Tanto da spingere Antonio Nidoli, nello stesso mese di aprile 2011, ad una lunga riflessione, pubblicata da alcuni quotidiani locali. "Sui giornali ed in televisione si è detto di tutto e di più, e di tutto e di più si dirà, probabilmente, per poco meno di due mesi; poi, altrettanto probabilmente, la situazione si sgonfierà per evidenti motivi dei quali si darà conto in altra parte di queste righe", scriveva il presidente della Italinerti S.r.l.

"La Società fa capo alla famiglia Nidoli, che opera da diversi decenni nell’attività estrattiva, ed è diventata proprietaria della cava 'ex Coppa' nel 1985, dopo un ventennio di coltivazioni, alcune legittime altre no, ad opera della precedente proprietà. È quindi del tutto evidente, e documentalmente provato proprio dagli atti della P.A., che non è stata Italinerti a scavare l’attuale carie presente nella collina dei Tre Scali e non è stata Italinerti a ricevere i 50 verbali che tanto hanno fatto scalpore nelle trasmissioni televisive". Il presidente della Italinerti S.r.l. spiegava che "l’acquisto della cava è intervenuto in linea con la legge regionale 18/1982 sulle attività estrattive, che aveva inserito, all’art. 46, la possibilità di recuperare le cave cessate – fossero esse autorizzate o meno - in modo da sanare le coltivazioni pregresse, previa presentazione di adeguato progetto di recupero".

Poi, la difesa: "La società Italinerti ha predisposto il progetto di recupero dell’area nel pieno rispetto della normativa tecnica del Piano Cave vigente ed esso è tuttora al vaglio delle Amm.ni competenti. Il progetto prevede la riconformazione morfologica del versante secondo profili di sicurezza e accessibilità, atti a consentire la totale ripiantumazione dell’area ai fini di un suo recupero ad uso naturalistico, ricostituendo il bosco preesistente: l’intervento durerà 8-10 anni, il tempo necessario per 'rimettere in natura' questo angolo della valle Bevera, abbandonato da oltre trent’anni".

Dopo aver spiegato le varie fasi del progetto, Antonio Nidoli non mancava l'affondo sui comitati e su alcuni esponenti della politica locale: "Questi sono i fatti per come si sono succeduti nel tempo, tutti accompagnati da leggi, atti, progetti, verbali, relazioni della P.A. E visto che i fatti sono facilmente riscontrabili, mi chiedo, e chiedo: 1) I fautori del “no cava” conoscono la situazione rappresentata? Ma, cosa più importante, la conoscono il Sindaco di Cantello, il Sindaco di Varese, il Presidente della Provincia e l’Assessore competente? I cittadini sanno che il Piano Cave è stato proposto dalla Provincia di Varese e che l’assessore dal quale dipende la struttura che ha presentato il Piano Cave era il medesimo che oggi propone lo stralcio? Il Presidente della Provincia di Varese e l’Assessore competente si sono letti la relazione in data 9/11/2010 del dirigente del Settore Ecologia ed energia dell’ente che presiedono, nel quale si dà conto della situazione della cava e di tutto ciò che la riguarda?".

La risposta dei comitati non si è fatta attendere. "Il Comitato di Associazioni che si batte contro la riapertura della cava, un tempo abusiva, dei Tre Scali in Valle della Bevera a Cantello ha avuto in questi giorni la soddisfazione di vedere ancora una volta le amministrazioni pubbliche (Provincia e Comuni) e le forze politiche e sociali schierate unanimemente a favore della tutela della Valle e contro la riapertura della Cava di proprietà Italinerti", leggiamo da una nota stampa. "Di fronte a queste soddisfazioni si impongono anche però alcune precisazioni all’intervento del rappresentante Italinerti. Alle prese di posizione di Italinerti si può in realtà replicare brevemente: 1. non ci sembra molto corretto, fra i molti pareri tecnici e scientifici pertinenti, scegliere di menzionare pubblicamente soltanto quelli grossomodo favorevoli; 2. troviamo un po’ curiosa la presentazione di Italinerti come una sorta di Davide che lotta contro il “Golia” delle Associazioni Ambientaliste: ci sembra che chiunque conosca anche vagamente la materia abbia un’idea piuttosto precisa di chi sia più o meno potente; 3. restando controversa, tra testimonianze contrapposte, la vicenda circa il periodo di abusivismo della cava, se cioè anche Italinerti abbia o meno proseguito gli scavi abusivi della precedente proprietà, segnaliamo che comunque quando l’azienda acquistò l’impianto, circa a metà anni ’80, acquistò certamente quella che ai tempi era una struttura abusiva".

"Ciò però che vorremmo, con forza, rimarcare è un punto diverso", ribadivano i comitati. "Rispetto alla cava si è determinata un’opposizione vastissima del territorio, comprendente associazioni (anche non espressamente ambientaliste), amministrazioni locali, tutti i partiti politici, la cittadinanza unanime. Come può Italinerti liquidare queste espressioni come frutto di 'mala informazione'? Come può suggerire una strumentalizzazione politica? Di chi, visto che le forze sociali e politiche sono unanimi? Soprattutto come può Italinerti pensare di operare per diversi anni a venire in una realtà dove tutta la cittadinanza si esprime con forza contro il progetto di 'recupero'? La democrazia, in tutte le sue legittime espressioni, è un fatto importante in questo Paese e se, in ultima analisi, la posizione del cavatore è quella di dire: 'abbiamo presentato il progetto secondo l’iter previsto, ora il punto di vista dei cittadini non è rilevante' il minimo che possiamo dirgli è che non siamo d’accordo: i cittadini hanno diritto di decidere in modo consapevole e informato sulle scelte che incidono così pesantemente sul loro territorio. Come si pensa potranno reagire se, invece, gli si dice che questo diritto lo hanno perso per un pugno di carte bollate che un’impresa ha depositato anni fa mentre solo pochi ambientalisti prestavano attenzione?".

La vicenda, inutile nasconderlo, ricorda tremendamente quanto sta accadendo in queste settimane a L'Aquila. Con gli stessi protagonisti, tra l'altro. L'autorizzazione degli enti locali prima, la rivolta dei cittadini poi con il passo indietro della politica, i ricorsi al Tar per bloccare i lavori. A Cantello, in provincia di Varese, il Tar ha dato ragione a Nidoli e alla sua Italinerti. Almeno per ora. Per quel che riguarda la centrale a biomasse, il pronunciamento del tribunale amministrativo regionale è atteso per il 6 di novembre.

Ultima modifica il Domenica, 20 Ottobre 2013 22:50

Articoli correlati (da tag)

Chiudi