Lunedì, 30 Marzo 2015 02:47

Stop all'assistenza alla popolazione, i cittadini ricorrono al Tar

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Ricorso al Tar per chiedere la sospensione della delibera comunale che ha decretato la cessazione, a partire dal 1° aprile (dopodomani), di tutte le cosiddette forme onerose di assistenza alla popolazione, vale a dire contributo di autonoma sistemazione, affitti concordati e fondo immobiliare.

Nel corso di una affollata conferenza stampa indetta stamane allo Chalet della Villa Comunale, come anticipato da NewsTown, molti dei cittadini su cui si è abbattuta la spending review imposta dall'amministrazione hanno deciso di procedere innanzi al tribunale amministrativo, resistendo così alla delibera. 

Il provvedimento “colpisce”, complessivamente, circa mille cittadini, che, entro domani sera, dovrebbero trasferirsi in uno degli appartamenti Case o in un map. Peccato che gli alloggi non siano disponibili per tutti, anche se gli assistiti dovessero decidere di rispettare il dettato dell'amministrazione.

"La delibera provoca danni sociali e umani inaccettabili", ha inteso sottolineare l'avvocato Fausto Corti, che ha promosso l'idea del ricorso. "L'amministrazione sta costringendo centinaia di persone a rivedere i programmi di vita con un preavviso di soli 30 giorni che neanche il peggiore strozzino darebbe. Persino il proprietario di una abitazione, per legge, deve dare un preavviso di almeno 6 mesi per risolvere un contratto d'affitto. E' una delibera che fa scandalo perché offende la dignità delle persone. Le esigenze finanziarie ed economiche del Comune, prevalgono su qualsiasi necessità dei cittadini".

L'avvocato Corti e, con lui, Antonietta Centofanti e altri cittadini ancora assistiti, hanno analizzato la delibera, e la normativa che sta a monte. Ravvisando i termini per il ricorso al Tar. "Con l'ultima delibera Cipe, al Comune dell'Aquila sono stati assegnati 62milioni, a valere dal 2013 in poi, per l'assistenza alla popolazione. A quanto risulta, nel 2013 l'amministrazione ha speso 14milioni per il Cas, la voce più consistente tra le forme di assistenza, nel 2014 circa 9milioni, nel 2015 - con i tagli operati - non più di 3milioni. Dunque, in 2 anni, sono stati ridotti i costi da 15milioni a 3milioni. Vale lo stesso per il fondo immobiliare: si è scesi da 140mila euro, a gennaio 2014, a 60mila euro".

Dunque, ha ribadito Corti - il Comune adesso ha i soldi, stanziati dal Cipe: "Con il Dl 43 del 2013, è stato prevista la spesa di 53 milioni per l'autonoma sistemazione, a partire dal 2014. Soldi non spesi: a volere stare larghi, l'amministrazione ha speso una trentina di milioni. Per cui, ci sarebbero le somme per procedere all'erogazione dell'assistenza. Non solo. Il legislatore non ha mai imposto al Comune dell'Aquila di sospendere il Cas e il fondo immobiliare: nel Dl 43 si parla esclusivamente degli affitti concordati, che devono cessare al 26 aprile 2015. Le altre forme di assistenza, per il legislatore, è previsto siano erogate nel 2015, tanto è vero che sono state stanziate le risorse".

Le esigenze di risparmio della pubblica amministrazione necessariamente recedono innanzi al diritto dei cittadini ad una vita dignitosa, serena e quanto più agevole, hanno voluto ribadire i cittadini furiosi. "A L'Aquila, succede il contrario: le esigenze economiche prevalgono sui diritti delle persone - ha continuato Fausto Corti - e trovo davvero inaccettabile che a permetterlo sia una amministrazione che si dice di sinistra e un assessore che si dice comunista. E che non si preoccupa affatto degli effetti che la delibera avrà sulla vita delle persone".

L'operazione è strumentale e in malafede, contestano le famiglie. "Ci sono 450 nuclei familiari che perderanno l'assistenza, a fronte di una disponibiltà di 63 alloggi del progetto Case e di 12 Map. Come pensano di assistere le persone? La delibera è una presa in giro perché anche se tutti dovessero decidere di rispettare i dettami dell'amministrazione, non potrebbero. Si è agito in malafede, contando sul rifiuto delle persone trasferirsi, con i disagi connessi".

Qualche giorno fa avevamo raccontato i problemi affrontati da decine di persone alle prese con i colloqui che gli uffici comunali hanno fissato per cercare di trovare una sistemazione alternativa a ogni nucleo familiare, ciascuno con una esperienza, con particolari esigenze.

C'è chi vive in un appartamento del fondo immobiliare e non vuole affrontare l'ennesimo trasloco perché sa che tra qualche mese riavrà indietro la propria abitazione; e chi invece ha tempi di rientro più lunghi ma non ci sta a trasferirsi in uno dei quartieri Case e, pur di non muoversi, sarebbe disposto a pagare un affitto di tasca propria, purché contenuto entro cifre ragionevoli.

Tutti rimproverano al Comune di aver avviato tardi i colloqui e di non essersi organizzato per tempo per far fronte a tutte le richieste e le esigenze. Fino a dieci giorni fa gli uffici dell'assistenza alla popolazione in via Rocco Carabba erano aperti solo tre giorni a settimana e per poche ore al giorno. In seguito alle proteste dei cittadini, la scorsa settimana l'amministrazione ha corretto il tiro e ora gli uffici sono aperti tutto il giorno tutti i giorni. Ciononostante gli impiegati del Comune non riescono comunque ad accontentare tutti, anche perché la durata dei colloqui è piuttosto lunga.

Insomma, i cittadini infuriati non hanno alcuna intenzione di rispettare i dettami della delibera. E si preparano a resistere. 

 

 

Ultima modifica il Lunedì, 30 Marzo 2015 14:22

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