Venerdì, 16 Novembre 2018 12:16

Alta Valle dell'Aterno, la ricostruzione è un miraggio. Le donne si mettono in marcia: cammino di pacifica protesta da Campotosto a L'Aquila

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Cinquanta chilometri di marcia, da Campotosto a L’Aquila; una decina di ore in cammino, un grido di dolore, pacifico eppure determinato, come sanno essere le donne che hanno lanciato la mobilitazione per denunciare la mancata ricostruzione dei comuni dell’alta Valle dell’Aterno, di Montereale, Capitignano, Cagnano Amiterno e, appunto, Campotosto, feriti dal sisma del 2009 e squassati dalle scosse che si sono succedute tra l’agosto 2016 e l’inizio del 2017.

Appuntamento fissato per domenica mattina, alle 8:30 a Campotosto: di lì, la marcia muoverà lungo la statale Picente verso Montereale e Cagnano puntando, poi, al cuore dell’Aquila, Piazza Duomo, con arrivo previsto in serata, tra le 18 e le 19. L’indomani, l’incontro col Prefetto del capoluogo Giuseppe Linardi.

A camminare saranno mamme, nonne, figlie e nipoti, amministratrici, imprenditrici e casalinghe, operaie, che hanno risposto all’appello lanciato dalla ex sindaca di Montereale Lucia Pandolfi, chiamata nei mesi scorsi in Regione per dare una mano all’amministrazione di Campotosto, e Iside Di Martino, prima cittadina di Cagnano Amiterno. Ma ci saranno anche tanti uomini accanto a loro.

La situazione dei magnifici borghi dell’alta Valle dell’Aterno è drammatica: già alla fine di agosto, il sindaco di Montereale Massimiliano Giorgi denunciava come fosse stata autorizzata una sola pratica di ricostruzione in due anni, per una abitazione di Capitignano. "Il problema è molto serio" aveva spiegato Giorgi a NewsTown "e parliamo della ricostruzione leggera, figuriamoci cosa accadrà quando partirà quella pesante". Cosa è andato storto? "Hanno scritto un dettato normativo troppo articolato, di difficile interpretazione. Avrebbero potuto e dovuto copiare quello che si fece nel 2009, quando la ricostruzione leggera venne gestita direttamente dai Comuni e fu fatta nell'immediato. Invece hanno voluto cambiare impianto, creando però lungaggini assurde". Le ordinanze di inagibilità firmate da Giorgi dopo i terremoti del 2016/2017 sono state più di 1600. Se a queste si aggiungono gli edifici già danneggiati nel 2009, viene fuori che più della metà del paese è completamente inagibile. Le persone assistite, tra autonoma sistemazione e trasferimento nei map dell'Aquila, sono circa 400 mentre le 20 Sae, le nuove casette di legno fatte costruire per fronteggiare la nuova emergenza, sono pronte ma sono state assegnate solo in parte perché ancora in attesa dei collaudi.

Di fronte a tali numeri, è quasi un miracolo che il paese non si sia completamente spopolato, anche se, ha tenuto a ribadire Giorgi, "se continuiamo di questo passo è inevitabile che ciò avvenga. Montereale viveva soprattutto grazie alle attività legate al turismo di ritorno da Roma e alle piccole imprese artigiane e edili. Ma se non partirà subito la ricostruzione né le prime né le seconde, che già sono in grande affanno, hanno un futuro. E anche chi è andato momentaneamente via non tornerà".

"E' vero, hanno autorizzato un progetto ma ne abbiamo presentati una cinquantina”, aveva aggiunto il sindaco di Capitignano Maurizio Pelosi. “Purtroppo è tutto fermo, c'è troppo burocrazia e il fatto di stare in due Crateri ci crea non pochi problemi, perché leggi e procedure sono diverse". Anche per Pelosi lo spettro più preoccupante si chiama spopolamento. Su 700 residenti, Capitignano ne ha persi circa 250. "E chi vive fuori alla lunga si abitua e non torna più" la preoccupazione del primo cittadino ai microfoni di NewsTown.

Chi ha pagato il prezzo più alto ai terremoti del 2016/17 è stato, però, proprio Campotosto. Il paese, che aveva resistito bene alla scossa del 2009 e anche al sisma di Amatrice, è stato duramente colpito dal terremoto del gennaio 2017. Oggi più dell'80% delle case è inagibile, una condanna a morte per un paese che viveva soprattutto grazie ai tanti "emigrati" che tornavano d'estate sfruttando le seconde case. Il sindaco Luigi Cannavicci è ancora alle prese con le demolizioni e lo smaltimento delle macerie: "Ci vorrà almeno un altro anno" la sua denuncia "anche perché lo scorso dicembre è franata parzialmente la strada provinciale 2 che collega Aringo a Montereale e questo ha comportato che i camion diretti al sito di stoccaggio di Capitignano dovessero fare un giro molto più lungo, che ha aumentato tempi e costi". Tutti gli abitanti sono o nei map o in autonoma sistemazione o alloggiate nei Progetti Case dell'Aquila. Per quanto riguarda le attività commerciali, ha spiegato il primo cittadino, rimane da ricollocare solo un bar. Le altre hanno trovato ospitalità dentro alcuni vecchi container "recuperati" dalla Protezione civile all'Aquila.

Un dramma che ci riguarda tutti. “La maggior parte dei residenti sono ancora ospitati nel progetto Case dell’Aquila e, come noto, il nostro turismo è fatto soprattutto di persone originarie dei borghi dell’alta Valle dell’Aterno che per motivi di lavoro sono emigrati a Roma o in altre città”, ha spiegato sulle pagine de Il Centro Lucia Pandolfi; “se non possono più tornare nemmeno per un giorno nella loro casa natìa, ristrutturata in passato magari con tanti sacrifici, è chiaro che tutte le piccole e grandi attività commerciali non hanno più linfa, così chiudono o vanno avanti a stento”.

“Ci stiamo giocando il futuro di intere generazioni”, il grido d’allarme delle donne, preoccupate dall’arrivo dell’inverno che si preannuncia tra i più difficili nella storia di questi territori, dopo una estate complicatissima, con pochissimi turisti, ricettività ridotta al minimo, strade chiuse e un senso d’abbandono che sta diventando insopportabile.

La marcia di domani servirà per accendere i riflettori su una situazione di stallo che non si può più tollerare. 

 

Ultima modifica il Domenica, 18 Novembre 2018 00:09

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